L’Autorità garante per la protezione dei dati personali (“Garante Privacy”) ha comunicato il suo parere favorevole al Ministero dello Sviluppo Economico (“MISE”) con riferimento alla versione aggiornata dello schema di regolamento del Registro Pubblico delle Opposizioni (“Regolamento RPO”) – il servizio che permette agli interessati di opporsi all’utilizzo dei propri numeri di telefono per finalità pubblicitarie.

Nell’ambito di tale parere, tuttavia, il Garante Privacy ha sottolineato che le nuove regole del Regolamento RPO valgono solo per il telemarketing effettuato con chiamate tramite operatore. Le comunicazioni di marketing automatizzate, infatti, non possono in nessun caso effettuarsi senza il consenso esplicito dell’interessato.

Con il Regolamento RPO si dà attuazione alla riforma che prevede la possibilità per gli abbonati di iscrivere nel Registro Pubblico delle Opposizioni tutte le numerazioni telefoniche nazionali fisse e mobili, che siano o meno riportate negli elenchi.

La nuova versione adegua il testo ai rilievi avanzati nei diversi pareri resi in materia dal Consiglio di Stato, dall’Agcom, dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, e recepisce – in modo pressoché integrale – le indicazioni rese dal Garante Privacy nel suo precedente parere sull’RPO reso nel 2019.

Tuttavia, il Garante Privacy ha chiesto di correggere il testo del Regolamento RPO laddove individua, tra gli ambiti di applicazione dello stesso, i trattamenti di dati effettuati tramite “l’impiego del telefono“. A parere del Garante Privacy, occorre rispettare la versione originaria dello schema di regolamento, il quale faceva riferimento, rispetto alle attività di telemarketing, solo ai trattamenti effettuati “mediante operatore umano con l’impiego del telefono“.

Si ricorda, infatti, che l’articolo 130 del D.Lgs. 196/2003, così come modificato dal D.Lgs. 101/2018 (cd. “Codice Privacy”), nel disciplinare tutte le comunicazioni indesiderate, distingue tra comunicazioni effettuate con modalità automatizzate e comunicazioni con l’intervento dell’operatore.

Il Regolamento RPO in esame, si inserisce solo ed esclusivamente in questa seconda categoria. Pertanto, il Garante Privacy precisa come, allo stato attuale, non sia giuridicamente corretto estendere l’ambito del Registro Pubblico delle Opposizioni anche alle comunicazioni automatizzate, che prevedono sempre il consenso dell’interessato per il loro carattere invasivo.