Primi risultati dell’indagine conoscitiva sui Big Data

DPIA: il parere dell’EDPB sulla bozza dell’elenco del Garante Privacy

A poco più di un anno dall’avvio dell’indagine conoscitiva sui Big Data, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e il Garante per la Protezione dei Dati Personali (le “Autorità”) hanno fornito un’informativa preliminare sulle attività di approfondimento condotte e sulle evidenze emerse.

Scopo dell’analisi è quello di comprendere l’impatto economico dell’utilizzo dei Big Data sul mercato, approfondendo il rapporto tra le imprese che forniscono i propri servizi su determinati mercati anche attraverso l’analisi e lo sfruttamento di questi enormi insiemi di dati e gli utenti/consumatori che forniscono i propri dati personali. In particolare, le Autorità hanno indagato la propensione degli utenti a consentire l’uso dei propri dati a fronte dell’erogazione di servizi, affrontando tre questioni principali: (i) il grado di consapevolezza degli utenti delle piattaforme digitali in relazione alla cessione e all’utilizzo dei propri dati individuali; (ii) la disponibilità degli utenti a cedere i propri dati personali come forma di pagamento dei servizi online; (iii) la portabilità dei dati da una piattaforma all’altra.

I risultati mostrano che circa 6 utenti su 10 sono consapevoli del fatto che le loro azioni online generano dati che possono essere utilizzati per analizzare e prevedere i loro comportamenti (i.e. a scopo di profilazione), e appaiono altresì informati delle possibilità di sfruttamento dei dati da parte delle imprese che li raccolgono. Tale consapevolezza, tuttavia, non procede di pari passo con un’adeguata informativa sul trattamento di tali dati: la maggioranza degli utenti legge solo in parte le informative (54%) o non le legge affatto (33%). Gli altri utenti dedicano un tempo limitato alla loro lettura. Molti, poi, considerano le informazioni fornite poco chiare.

Per quanto riguarda la disponibilità degli utenti a cedere i propri dati personali come forma di pagamento dei servizi online, solo apparentemente gratuiti, a fini pubblicitari o di altro genere – di cui sono consapevoli solo 4 utenti su 10 –, oltre 3/4 degli utenti sarebbero disposti a rinunciare ai servizi e alle app “gratuite” per evitare che i propri dati siano acquisiti, elaborati ed eventualmente ceduti. Invece solo la metà degli utenti dichiara che sarebbe disposto a pagare per servizi/app oggi forniti “gratuitamente” al fine di evitare lo sfruttamento dei propri dati.

Quanto, infine, al diritto alla portabilità dei dati, solo 1 utente su 10 ne è consapevole, sebbene circa la metà degli utenti ne sia interessata. Ciò risulta ben comprensibile, se considera (i) la percezione da parte di molti utenti (30,4%) dell’elevata complessità degli strumenti tecnologici con cui esercitare il diritto alla portabilità, (ii) la scarsa propensione ad utilizzare altre piattaforme/applicazioni verso le quali far “migrare” i dati (41,1%), ovvero (iii) la limitata sensibilità sulla rilevanza di tali dati (36,1%).

I risultati di tale indagine sono illustrati nel dettaglio qui.