TAR LAZIO: lo scambio di dati personali con un’App configura un contratto

2020-03-06T15:12:18+01:0010 Gen 2020|Categorie: Articolo|Tag: |

La recente sentenza del Tar, n. 261/2020, pubblicata il 10 gennaio 2020, ha stabilito che il valore economico dei dati dell’utente impone al professionista di comunicare al consumatore che le informazioni ricavabili dai suoi dati potranno essere usate per fini commerciali e, in quanto tali, dovranno considerarsi la “contro-prestazione” dei servizi offerti su internet. Nel caso di specie, l’AGCM aveva avviato un procedimento istruttorio nei confronti di Facebook Inc e Facebook Ireland Ltd. (congiuntamente “Facebook”) in relazione a presunte pratiche commerciali scorrette, per violazione degli art. 21 (pratiche commerciali ingannevoli) e 22 (pratiche commerciali aggressive) del D.Lgs. 206/2005 (“Codice del Consumo”). Il Tar, interpellato sulla questione, ha ritenuto sussistente solo la violazione dell’art. 21 del Codice del Consumo, ritenendo Facebook responsabile di aver posto in essere condotte ingannevoli nei confronti degli utenti iscritti alla piattaforma. Ai sensi dell’art. 20 del Codice del Consumo, una pratica commerciale è considerata “scorretta” se: (i) è contraria alla diligenza professionale; (ii) è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio. In particolare, ai sensi dell’art. 21 del Codice del Consumo, una pratica è considerata “ingannevole” se: (i) contiene informazioni non rispondenti al vero; o [...]