Dati relativi alle comunicazioni elettroniche: la CGUE esclude la possibilità di trattamenti generalizzati e indiscriminati da parte dello Stato

2020-11-04T10:43:10+01:0030 Ott 2020|Categorie: Articolo, In evidenza|Tag: , , , , , , |

Lo scorso 6 ottobre, la Corte di Giustizia dell’Unione europea (“CGUE” o “Corte”) si è pronunciata nella causa Privacy International (C-623/17), nonché nelle cause riunite La Quadrature du Net and Others (C-511/18), French Data Network and Others (C-512/18), Ordre des barreaux francophones et germanophone and Others (C-520/18) (congiuntamente, le “Pronunce”), in relazione alla liceità delle normative di taluni Stati membri, che prevedono l’obbligo in capo ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica (“Fornitori” o “Provider”) di trasmettere i dati relativi al traffico[1] e all’ubicazione[2] delle persone fisiche che utilizzano un servizio di comunicazione elettronica[3] accessibile al pubblico (“Utenti”) a un’autorità pubblica e/o di conservare tali dati in modo generale o indiscriminato. Le Pronunce si inseriscono all’interno di un filone giurisprudenziale della Corte ormai costante, che negli ultimi anni si è espressa più volte sul tema della conservazione e dell’accesso ai dati personali nel settore delle comunicazioni elettroniche, per tali intendendosi ogni informazione scambiata o trasmessa tra un numero finito di soggetti per mezzo di segnali elettronici[4] (e.g., su reti di telecomunicazioni o di teleradiodiffusione). In particolare, già nella sentenza Tele2 Sverige and Watson and Others del 21 dicembre 2016, la CGUE aveva stabilito che gli Stati membri UE non possono [...]