L’irruzione dell’intelligenza artificiale (“IA“) nell’ecosistema lavorativo non costituisce un mero fenomeno di innovazione tecnologica, ma rappresenta un punto di snodo che interroga le fondamenta stesse del diritto del lavoro. Al centro vi sono i processi decisionali, i meccanismi di accountability e la capacità dell’ordinamento di orientare l’innovazione nel rispetto dei principi costituzionali di dignità del lavoratore e di tutela della persona. È proprio per rispondere a questa esigenza che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (MPLS) ha adottato, con Decreto del 20 dicembre 2025, n. 180, le Linee Guida per l’implementazione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro. Le Linee Guida del MLPS si configurano come strumento di traduzione operativa di un quadro normativo che, pur ambizioso nei principi, necessita di essere reso accessibile e praticabile per il tessuto produttivo nazionale. Esse propongono una roadmap metodologica per un’adozione dell’IA strutturata e sostenibile, fondata su trasparenza, equità, sicurezza e controllo umano, valorizzando soprattutto il “come” implementare l’innovazione. L’obiettivo è garantire che l’adozione dell’IA non produca esternalità negative . Tra queste ultime, assume particolare rilevanza il tema delle riorganizzazioni aziendali e dei licenziamenti, come di recente sottolineato anche dalla sentenza del Tribunale di Roma del 19 novembre 2025, la quale – pur non affrontando direttamente il tema dell’intelligenza artificiale – offre spunti interpretativi rilevanti, ma solleva anche interrogativi critici. L’Avv. Carlo Impalà e l’Avv. Polliani ne hanno parlato su Agenda Digitale – Network360.


