C'è un’immagine che restituisce bene la sensazione degli editori – e non solo degli editori – di fronte all’ultima evoluzione del motore di ricerca più potente del mondo: quella di un ecosistema informativo che si svuota di senso mentre in apparenza resta intatto. Le notizie continuano a esistere, i siti sono accessibili, le parole scorrono sugli schermi, ma qualcosa si è incrinato nel modo in cui l’informazione viene trovata, letta e, soprattutto, mediata. Con il reclamo presentato il 15 ottobre 2025 dalla FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) all’Agcom, nel ruolo di Coordinatore nazionale dei servizi digitali ai sensi dell’art. 49 del Reg. UE 2022/2065 (Digital Services Act), l’editoria italiana ha voluto dire con forza che, a suo avviso, il confine tra innovazione e abuso è stato superato. Il bersaglio è AI Overviews e la sua evoluzione AI Mode, le nuove funzioni di Google Search che, attraverso l’intelligenza artificiale generativa del modello Gemini, elabora un “riassunto intelligente” dei risultati, offrendo una risposta autonoma nella parte alta della SERP, spesso prima dei collegamenti ai siti editoriali. Questo processo tende a mantenere gli utenti dentro l’ecosistema Google, riducendo la visibilità e l’accesso diretto alle fonti primarie, sollevando diverse questioni giuridiche, come la violazione del diritto d'autore, degli obblighi di trasparenza del DSA e possibili abusi di posizione dominante. Ne abbiamo parlato su: AI4Business – Network360
La posta in gioco è complessa e richiede un bilanciamento tra interessi legittimi ma potenzialmente confliggenti: l’UE saprà applicare in modo coerente e unitario le diverse normative coinvolte (DSA, DMA, GDPR, direttiva copyright e normativa antitrust) per governare la società digitale?


