Con 136 voti a favore, la Camera dei Deputati ha approvato con modificazioni il disegno di legge n. 2316 (“DDL 2316”), dedicato alla regolamentazione nazionale dell’intelligenza artificiale (“IA”). Il DDL 2316 torna ora al Senato per la terza lettura. Rispetto al testo approvato dal Senato lo scorso 20 marzo 2025 (“DDL 1146” – per maggiori approfondimenti, si veda un nostro precedente contributo disponibile qui), l’attuale formulazione presenta differenze rilevanti nei contenuti e negli obiettivi. In particolare, le principali modifiche introdotte dalla Camera riguardano: Ma quali sono, in concreto, le principali novità introdotte dalla Camera? 1. I principi Tra le principali innovazioni, si segnalano le modifiche all’art. 3, che introduce il principio secondo cui l’IA non può essere utilizzata in modo da compromettere il libero dibattito democratico, garantendo la tutela della sovranità statale e dei diritti fondamentali riconosciuti dagli ordinamenti nazionale ed europeo. L’art. 4 è stato aggiornato per richiamare espressamente le normative in materia di protezione dei dati personali, in particolare il GDPR e il Codice Privacy, riaffermando la necessità di un equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti degli interessati. All’art. 5, relativo allo sviluppo economico, è stato introdotto un riferimento al sostegno delle microimprese e PMI, riconoscendo la funzione strategica dell’IA – e della robotica – come strumenti di competitività e crescita industriale. 2. Sicurezza e difesa nazionale Particolarmente significativa è la riformulazione dell’articolo 6, che elimina l’obbligo – previsto nella precedente versione – di localizzare i server contenenti sistemi di IA sul territorio nazionale per finalità pubbliche. La soppressione di tale vincolo solleva interrogativi sia sotto il profilo della sovranità digitale, sia rispetto al rischio di accentrare ulteriormente i servizi presso provider globali, a discapito di soluzioni infrastrutturali nazionali. 3. Strategia nazionale per l'IA e governance istituzionale L’articolo 19 del DDL 2316 istituisce un Comitato di coordinamento presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri o da un’autorità delegata, composto dai titolari di numerosi dicasteri strategici e da rappresentanti delle autorità competenti in materia di innovazione, cybersicurezza e finanza. Il Comitato ha il compito di definire e promuovere una strategia nazionale unitaria in materia di IA, coordinando le attività di enti pubblici e privati operanti nel settore e contribuendo alla diffusione di competenze digitali e tecnologie emergenti. L’articolo 20 conferma AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) e ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) come autorità nazionali competenti per l’IA, con il coinvolgimento dell’AGCOM quale coordinatore dei servizi digitali, in linea con quanto previsto dal DSA[1]. Restano altresì attribuite al Garante Privacy le funzioni di controllo e vigilanza in materia di trattamento dei dati personali. Infine, l’articolo 28 estende le competenze dell’ACN, che potrà partecipare – previa autorizzazione – a consorzi, fondazioni o società con soggetti pubblici e privati di Paesi NATO o extra-UE, purché legati all’Italia da accordi di cooperazione o partenariato nello sviluppo di sistemi di IA. Conclusioni: una disciplina nazionale in linea con l’AI Act Il DDL 2316, nel confermare la delega al Governo già contenuta nel DDL 1146, specifica che gli atti attuativi non potranno introdurre obblighi aggiuntivi rispetto a quanto previsto dal Regolamento (UE) 2024/1689 (“AI Act”), evitando sovrapposizioni normative o ulteriori obblighi per fornitori e deployer già soggetti all’AI Act. L’obiettivo è chiaro: garantire un quadro giuridico nazionale coerente con la disciplina europea, ma attento alle peculiarità dell’ordinamento e del contesto economico italiano. Fornitori e deployer di sistemi o modelli di IA saranno dunque chiamati ad allinearsi agli standard europei, nel rispetto di un sistema nazionale che si va definendo, tra esigenze di coordinamento, sovranità digitale e promozione dell’innovazione. [1] Il DSA ha istituito una struttura di governance complessa che prevede la stretta cooperazione tra la Commissione europea e le autorità nazionali, per garantire l'applicazione, il monitoraggio e la vigilanza degli obblighi. In particolare, a livello nazionale, il Coordinatore dei Servizi Digitali (Digital Services Coordinator), ossia, l’AGCOM, è responsabile della vigilanza, dell’applicazione del DSA in Italia ed esercita funzioni di coordinamento delle altre autorità nazionali competente.


