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Opera d’arte creata dall’intelligenza artificiale e diritto d’autore: il caso Creativity Machine

25 Febbraio 2022

Lo scorso 14 febbraio, lo United States Copyright Office (“USCO”) ha respinto la richiesta di registrazione del diritto d’autore relativo a un’opera d’arte creata autonomamente (senza cioè l’intervento dell’uomo) da un algoritmo di intelligenza artificiale, affermando che la paternità umana è un prerequisito necessario per la protezione del copyright negli Stati Uniti.

Il provvedimento dell’USCO ha posto fine alla disputa nata nel 2018 a seguito della richiesta del signor Stephan Taller (lo stesso che, lo ricorderemo, ha anche tentato di far sì che un sistema di intelligenza artificiale potesse essere designato come inventore di un brevetto), di riconoscere il sistema di IA da lui ideato, denominato “Creativity Machine”, come unico e vero autore dell’opera d’arte A Recent Entrance to Paradise.

L’USCO ha motivato il suo provvedimento di diniego affermando che l'opera in questione “manc[a] della paternità umana necessaria per sostenere una rivendicazione di diritto d'autore", in quantoil Taller “non [ha] provveduto a fornire alcun elemento di prova circa la sussistenza dell’intervento creativo da parte di un autore umano nella realizzazione dell’opera".

L'USCO, in aggiunta, ha chiarito che non registrerà opere "prodotte da una macchina o da un mero processo meccanico" che opera "senza alcun input creativo o intervento di un autore umano" perché, secondo quanto disposto dalla giurisprudenza statunitense, il copyright protegge solo "i frutti del lavoro intellettuale" che "si fondano sui poteri creativi della mente umana" (citando il “Trade-Mark Cases”, 100 U.S. 82, 94).

In Italia e nel vecchio continente le cose non sono molto diverse: al momento infatti anche qui solo una persona può essere qualificata come autore di un’opera dell’ingegno.

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